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A proposito dei benefici dell’olio extravergine, lo studio scientifico senza dubbio più importante si deve al ricercatore americano Ancel Keys, il quale insieme alla moglie Margaret a partire dal 1960 effettuò un’imponente indagine per mettere a confronto gli stili di vita e le abitudini alimentari di circa 13.000 persone, appartenenti a sette diverse nazioni, Italia compresa. I dati raccolti, pubblicati nel Seven Countries Study, dimostrarono che i grandi consumatori di grassi animali, residenti nei paesi dell’Europa Centro-Settentrionale o negli Stati Uniti, erano molto più a rischio di disturbi cardiocircolatori rispetto a coloro, come Italiani e Greci, abituati a consumare in prevalenza olio extravergine d’oliva.
Ricerche scientifiche successive hanno ulteriormente confermato la tesi Keys, contribuendo tra l’altro a chiarire come l’olio extravergine di oliva non sia affatto più grasso di quello di semi, poiché hanno entrambi lo stesso apporto calorico. Inoltre, grazie agli specifici metodi di estrazione e conservazione, l’extravergine possiede un elevato valore nutritivo dovuto alla presenza di acidi grassi monoinsaturi (quali l’acido oleico) e di componenti minori come i polifenoli, utili nel rallentamento dei processi di invecchiamento del nostro organismo e nella lotta contro i radicali liberi.
A norma di legge, l’estrazione dell’olio extravergine infatti viene effettuata esclusivamente attraverso processi fisici e meccanici (cioè senza interventi di natura bio-chimica) ed è proprio grazie al corretto uso di tali metodologie che le sue proprietà nutrizionali si mantengono inalterate. Questo non avviene invece per gli oli di semi, ottenuti tramite estrazione e raffinazione e dunque con l’utilizzo di sostanze chimiche, che riducono sensibilmente la presenza di antiossidanti.

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